Rassegna Stampa

Interviste - Collaborazioni - Eventi

INTERVISTE a
Giuseppe Bertolini Berg

Il Lavoratore

Dal 27 ottobre fino al 6 novembre scorso, si è tenuta qui a Stoccolma e presso una delle gallerie più prestigiose della città, Galleri Gummensons, l’esposizione di due artisti italiani contemporanei residenti in Svezia, Giuseppe Bertolini Berg e Roberto Torregiani. In quest’occasione ho potuto incontrare ed intervistare l’artista Giuseppe Bertolini Berg da poco trasferitosi definitivamente in Svezia.

Vuoi innanzitutto presentarti, raccontare un pò del tuo percorso artistico, così liberamente?
Sí, ho studiato a Roma, all’Accademia e parallelamente agli studi ho lavorato con alcuni dei famosi maestri di Via Margutta, tra cui Fazzini, Montanarini e altri nomi importanti dell’arte italiana. Diciamo che allora mi arrangiavo per vivere per poter continuare a studiare all’accademia.

Il tuo trasferimento in Svezia è definitivo o temporaneo?
Mah, io mi sono sposato con una svedese che conosco da molto tempo, dagli anni ’90. Prima facevamo i pendolari sia io che lei, ora sono in pensione come docente di materie artistiche per cui ottengo la pensione italiana e ho deciso di venire a vivere qui definitivamente. Finalmente, dopo tantissimi anni sono libero quindi di lavorare quotidianamente senza interruzione. Questo per me è molto importante, perchè quella di lavorare con l’arte è una vocazione che io ho avuto fin da ragazzo. L’insegnamento è stata un’esperienza importantissima, ma allo stesso tempo limitativa dal punto di vista della continuità del mio lavoro e della creatività.

Se ti chiedo di fare un confronto tra Roma e Stoccolma?
Beh, Roma non si può confrontare con nessuna città del mondo, Roma è unica, unicum, è qualcosa di eccezionale. Negli ultimi anni Roma è diventata, dal punto di vista culturale, all’avanguardia si può dire in Europa rispetto a moltissime città. Per cui come città è migliorata tantissimo dal punto di vista della qualità del prodotto artistico per intenderci, con bellissime esposizioni, con grandi iniziative. Ma nello stesso tempo la città è diventata un pò caotica perchè si è ingrossata improvvisamente, per cui c’è tanto traffico e smog ed è un peccato per tutte le opere d’arte antiche. Stoccolma invece...io la chiamo la città trasparente, è una città che mi ricorda Venezia, circondata dal mare, con queste luci mattutine così sgargianti...con questa luce invernale che mi affascina...non è caotica come città, è vivibile dal punto di vista del traffico... l’unico problema almeno per noi italiani è il freddo, il buio, le giornate corte. Questo però è confortato dall’esplosione primaverile, dai colori che qui a Stoccolma si notano e si percepiscono così intensamente perchè è talmente spaziosa come città nella sua architettura. È stupendo vederla di primavera e d’estate. Mi auguro che gli italiani vengano a vederla questa città meravigliosa.

Sembra che comunque siano moltissimi gli italiani che adesso scelgono proprio Stoccolma come meta turistica.
Sì, e mi fa molto piacere! Infatti ho notato in questi ultimi due anni un aumento dell’afflusso di turisti italiani. Spesso sento parlare italiano camminando per le strade del centro, cosa che prima non accadeva così di frequente. Qui a Stoccolma poi ci sono tanti bei musei, ecco, l’unica cosa che non va bene è il mangiare, si mangia malissimo, polpette, patate, cremine, pasta scotta... (ride, ndr.) insomma bisogna arrangiarsi.

Prima mi hai mostrato una pubblicazione dal titolo ”Esilio europeo” che da quanto ho capito è il catalogo di un’altra mostra fatta qui in Svezia con le tue opere e quelle di Roberto Torregiani e Marco Cecioni...
Sì, è un catalogo che è stato prodotto con l’aiuto dell’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura in Svezia, finanziato poi dal Ministero degli Affari Esteri-Direzione Generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie. Ma devo dire che la pubblicazione e produzione del catalogo è stata fortemente voluta dal direttore dell’Istituto di Cultura, Giuseppe Manica. Lui è riuscito a coinvolgere uno dei maggiori critici d’arte italiani, Enrico Crispolti che ha scritto uno dei testi di critica contenuti nella pubblicazione. L’altro testo è stato invece scritto da Olle Granath che, anche lui, è un grandissimo critico d’arte svedese. Lui ha sottolineato il fatto che la cultura italiana sia stata importantissima per l’evoluzione dell’arte svedese, molti italiani sono venuti in Svezia a lavorare ed hanno lasciato un’impronta molto rilevante nel tessuto culturale svedese. Per chi fosse interessato il catalogo è reperibile presso l’Istituto di Cultura Italiano qui a Stoccolma. Di fatto devo dire che anche la mostra ha avuto un buonissimo successo ed io mi ritengo veramente soddisfatto. C’è stata anche molta partecipazione da parte degli italiani in Svezia, molti sono venuti anche fuori da Stoccolma.

In questo catalogo vedo che ci sono pubblicate foto di tue sculture. Mi sembra di capire che dalla scultura tu sia passato adesso alla pittura, o mi sbaglio?
Mah, se devo dire la verità io da sempre ho avuto la voglia di dipingere, poi ho scoperto di avere una buona manualità con l’argilla perchè provengo da Civita Castellana, la città della ceramica e sin da bambino ho lavorato l’argilla facendo vasi, sculturette, ecc. Ma quando poi andavo nei musei la mia sensibilità era sempre più attratta dalla pittura. Nonostante questo ho intrapeso i miei studi da scultore, ma ho lasciato sempre dentro di me uno spazio per la pittura ripromettendomi di iniziare a dipingere appena avrei smesso di insegnare, e così è stato.

Quindi per quanto riguarda la pittura si può dire che sei autodidatta?
Sì, sono autodidatta. Ma adesso grazie al fatto che posso dedicarmi all’arte, lavoro tutti i giorni, ho una buona continuità e questo mi permette di acquisire continuamente esperienza, espressività e maturità.

Nell’uso di materiali diversi che creano un effetto plastico sulla tela in qualche modo si riconosce il tuo passato da scultore mi verrebbe da dire...
Sì, assolutamente. Questo è stato poi notato anche dai due critici che hanno scritto sulla mia pittura nel catalogo di cui abbiamo parlato. Per ora è però il colore ad attrarmi, inoltre mi trovo qui in Svezia e questo per me rappresenta una bellissima fonte di ispirazione quotidiana, il colore svedese mi affascina e spero che adesso gli italiani che leggono non si arrabino per questo (ride, ndr).

Intervista di Giovanna Iacobucci

 

     

COLLABORAZIONI

Apertura: Diverse abilitá

http://www.nuvolafilm.com/film/apertura.htm

 

OBSCURA – Da Un’idea di Claudio Abate

Tra gli altri partecipanti nominiamo: Giuseppe Gallo, Nunzio, Accardi, Kounellis, Mauri, Pizzicannella, Eliseo Mattiacci.
Testo di Lucia Presilla


Bertolini Berg assembla, mescola e combina insieme materie dissimili, con premeva impellenza creativa. Somiglia “l’alchimista che espone tentate apparecchiature per un esperimento in fieri; o uno sciamano che inventa una configurazione di pietre insieme con una storia tesa a propiziare analogicamente una guarigione o una nascita” (M. Bologna). La sapienza manipolatrice del bricoleur si raffina nell’invenzione poetica, e ne sortiscono inneschi di forme organiche , sposalizi di materiali poveri, lo spago e il ferro, lo zinco e l’acqua (tra me e me, 1991).
In Così Ebbe Inizio (1992) un pannello sezionato in partizioni regolari e rivestito di colore cupo e ferruginoso, offre il campo a una simbologia primordiale che si sublima nella mitica Urzeit, quando si produssero tutte le cose. Il mistero si raccoglie ed esplode al nucleo nella sensualità luminosa e avvolgente della conchiglia fessurata. In un’altra opera della stessa serie, lo spunto metaforico si assottiglia e scarnifica, alla ricerca di un equilibrio composto, sommesso, animato appena da bagliori rosati. Anche qui l’oggetto totemico si riduce nel centro del rettangolo, in perfetta simmetria.
Assistente di pericle Fazzini negli anni Sessanta – periodo in cui ha opportunità di frequentare tra gli altri, Cagli, Mafai, Turcato, - l’artista ha collaborato a lungo con scenografie scultoree a spettacoli teatrali e balletti. Una pittura, dunque, che nasce come scultura: ne fanno fede i puntali di Bronzo, lavoro del 1979, inquietanti strumenti bellici, scaramantici se non addirittura chirurgici, che sembrano precorrere i minacciosi arnesi di un film di Cronenberg.

     

EVENTI

Recensione di Anne Rouhiainen su Helsingin Sanomat

Giuseppe Bertolini Berg aloitti kuvanveiston Roomassa 1960-luvun vitaalisessa ilmapiiriissä. Via Marguttan sykkivä taide-elämä antoi impulsseja nuorelle taiteilijalle. Hän työskenteli kuvanveistäjä Pericle Fazzinin johdolla.Samalla vuosikymmenelleä myös nuoret suomalaiset opiskelivat Fazzinin johdolla Roomassa mm. Harri Kivijärvi, Laila Pullinen ja Kain Tapper.Bertolini Berg osallistui veistoskilpailuihin saavuttaen menestystä,mutta elämäntyönsä hän teki kuvataiteen opettajana,jolloin taiteen tekeminen tapahtui vapaa-aikana. 1980-ja-90-luvuilla hän teki tilaa hahmoittavia veistoksia.

Muutto Ruotsiin vuonna 2002 on merkinnyt vapautta ansiotyöstä ja mahdollisuutta keskittyä kokonaan taiteeseen.Tukholman kaupungilta käyttöön saatu ateljee antaa hyvät mahdollisuudet taiteen tekemiseen.Samalla Bertolini Berg on siirtynyt maalariksi. Kuvanveistäjän tausta on kuitenkin edelleen koettavissa.Hän rakentaa muodon kuvaveistäjän tavoin ja lisäksi hän usein korostaa pintarakennetta,tekstuuuria. Kerroksittain ommeltu säkkikangas tai paksut öljyvärikerrokset muodostavat reliefimäisen pinnam.Alberto Burri lienee ollut taiteilijan tiennäyttäjänä tässä vaiheessa. Helsingissä nähtävissa maalauksissa toistuu usein silmä-aihe.Sehä on perinteisesti sielum peili, mutta samalla se on ympäristöä tarkkaileva ja huomioiva aistin väline. Yksinäinen silmä oli myös kauhua herättävä kykloopin tunnus.NäinBertolini Bergin maalaukset tuovat mieleen surrealistien alitajunnasta kumpuavat maagiset merkit. Bertolini Bergin vahva värimaailma kertoo värimaailma kertoo välimerellistä kulttuuritaustasta.

Testo critico di Timo Keinänen. 
Helsingissä-28 .elokuuta 2006.