Note Critiche

 

GIUSEPPE BERTOLINI BERG E LA POETICA DELL’APERTURA

La pittura di Giuseppe Bertolini Berg è un sistema solare che ruota intorno alla pittura stessa. L’artista rivendica a piene mani il corpo eclatante della pittura, la sua vis esibizionista, la sua voglia di protagonismo; è per questo che il nostro non nasconde minimamente le radici informali della propria cultura figurativa.

La materia è sempre densa, spessa, evidente, pronta in ogni momento ad indicare l’esistenza e la vita; mossa ed agitata da un’emergenza che coincide perfettamente con il suo stesso palpitare.

Centrale è la ricerca di aperture le quali rivelano una spinta inarrestabile verso l’ulteriorità. La pittura svela, si apre sempre alla carnalità sia dell’io che del mondo; ciò che la pittura trova è un “retromondo”, il sogno, la dubbiezza, l’enigma di oggetti che comunque appartengono alla dimensione del finito e che non indossano mai le vesti disumane dei fantasmi dechirichiani.

Testo di Roberto Maria Siena


Giuseppe Bertolini Berg negli anni 90 ha lavorato sul piano di proposizioni tridimensionali, costruendo presenze oggettuali fortemente caratterizzate nella loro sorprendente vena combinatoria, di materie, di oggetti, connessi secondo richiami archetipi elementari, secondo un’antropologia evocativa di forte capacità suggestiva.
Attraverso un approfondimento della consistenza del segno, fra 2003 e 2004 Bertolini Berg è arrivato a configurare immagini complesse di conformazione organica traversate da implicazioni metamorfiche d’accento surreale.
In un figurare fortemente allusivo pur sempre attraverso una forte disposizione metamorfica dell’immagine. Pittore convincente ora come lo era stato “oggettore” convincente prima.

ENRICO CRISPOLTI


La pittura di Bertolini Berg ha qualcosa di pesantemente scultoreo che riporta la mente a quelle sculture ed oggetti che egli creò circa venti anni fa, le cui composizioni realizzate con materiali anticonformistici, avevano qualche vaga riminescenze di “ arte povera”. Ciò che risaltava nelle opere di Brertolini Berg erano i suoi legami coi comportamenti umani che trovavano sfogo in dense spiegazioni psicologiche.
Nel passare alla pittura portò con sé le proprie caratteristiche scultoree, come la luce emergente dalle cavità degli immensi spazi blu tramite i quali riesce improvvisamente ad esprimere il fascino che nutre per la luce dell’inverno svedese.

OLLE GRANATH


Conosco Giuseppe Bertolini da tanti anni; era ragazzo, lavorava con Marras qui, nel cortile, quasi davanti al mio studio.
Ha lavorato con me molto tempo fa, quando facevo due grandi statue sedute, il “Colloquio”, che sono attualmente in Giappone, e anche, per un paio d’anni, alla fontana dell’ E.N.I. all’EUR.

L’ho seguito abbastanza in questi ultimi anni e, ad onor del vero, devo ammettere che è un ragazzo di talento come mestiere, ma molto di più come fantasia. E’ un giovane che ha avuto e vissuto specialmente tormenti spirituali e materiali insieme; queste sofferenze gli hanno fatto crescere lo spirito armonicamente con le sue immagini di forme scultoree.

Per me è uno dei pochi giovani che fa la sua ricerca con uno sguardo personale, ma sempre tenendo presente il senso poetico alle sue forme plastiche.
La sua scultura si muove tra la metamorfosi e il simbolo che riesce ad esprimere il senso della tristezza del mondo, o la bellezza che sia, del sesso che coinvolge uomo e donna nell’universo totale della nostra esistenza.
Non posso dire che Bertolini abbia concluso il suo cammino, però posso affermare con sicurezza che ha tutte le possibilità di continuare per la propria strada o personalità che sia, per il lungo cammino del linguaggio nel mondo della scultura, perché ha tanta fantasia e sa che cosa è il senso della forma terrena”.

PERICLE FAZZINI (1983)


 

Conosco da molto tempo Giuseppe Bertolini ed apprezzo da sempre la sua scultura perché nasce non da vuota ansia di successo, bensì da amore genuine per la ricerca e la qualità. La scultura di Bertolini è un mondo dove quotidiano e mistero si inseguono e si accavallano in modo complesso e problematico affinché noi tutti possiamo intendere l’arte come apertura su mondi a venire e non come realtà scontata o miseramente consolatoria.

Un’opera in particolare mi attrae, quella che amo chiamare la Culla, il lavoro che meglio di altri, forse, definisce la personalità di artista di Giuseppe Bertolini. L’oggetto non conosce pesantezza; forse l’autore vuole togliere all’uomo che viene al mondo una fatica eccedente a quella che già la vita gli riserva. La culla, dunque, è diafana, sostanziata, tende alla rarefazione e raggiunge perfettamente il suo culmine lì dove si esalta in un filo che svela la natura di un quid che non intende occupare spazio e chiede solo di essere accettato per amore di un dialogo sommesso e sincero.

Tutto Bertolini è qui, in una pratica dell’arte che esclude rumori e presenzialismi, e sottolinea, invece, la fragilità che è insieme dell’uomo e della sua ricerca, fragilità da cui non possiamo prescindere, ma che diviene fonte (nell’opera) di una interminabile tessitura poetica.

LUIGI MONTANARINI


....E se le piu' audaci ipotesi di fisici ecosmologi sull'esistenza di una struttura dello spazio tempo molto piu' complessa di quella che i nostri sensi ci mostrano fossero corrette?
Nuove dimensioni spaziali arrotolate su se stesse,forse altre dimensioni del tempo. Immaginabili scorciatoie che permettono alle cose di sparire da qui-ora e riapparire laggiu,incredibile
scherzo d un prestigiatore cosmico.Ho ritrovato di colpo l'emozione di questi pensieri quando ho visto per la prima volta le opere di Giuseppe Bertolini Berg.Miracoloso cortocircuito.E ora vedo nei suoi
quadri tracce di buchi neri,semi di nuovi universi che continuamente sbocciano,per sempre nascosti ai nostri occhi da orizzonti dove il tempo congela,ombre tradite soltanto dalla scomparsa della
materia risucchiata.Tracce microscopiche lasciate nel nostro universo per mostrare che,forse, infiniti altri universi esistono.

Lucia Sorrentino Zanello
Dipartimento di Fisica
Universita' di Roma(La Sapienza)


IL PARADISO DENTRO LA VETRATA DI GIUSEPPE BERTOLINI BÈRG.

L'itinerario artistico di Bertolini Berg e' fatto di riflessioni concretizzatesi in opere perfettamente compiute,facenti parte di una univoca,ma molteplice sequenza di episodi narrativi realizzati in linguaggi e tecniche in apparenza dfferenti,sebbene,in realta', tutti attinenti al'esaltazione del <fare>, dell'elaborare forme e colori dalle molte valenze espressive. Una <praxis> omnicomprensiva: dalla scultura della grafica,dalla pittura alla calligrafia, secondo una tradizione di filosofia estetica delle immagini che va a ritroso nel tempo, quando l'artista, cacciato dall'Eden, era stregone e sacerdote:un <artifex> che creava un altro se' stesso e propiziava la fortuna esistenziale sua e dei suoi simili.In Bertolini Berg la parabola dei linguaggi visivi e' tutt'ora dinamica : il colore si scioglie e si dipana in rivoli memori dell'<action painting>, in ideogrammi zen, in allusioni alle forme di occhi e di finestre, di foglie e di conchiglie, di fiori e di vortici cromatico-atmosferici, quasi emblematiche vetrate di un Paradiso neoumanistico o di cattedrali sognate.
E' cosi' che giorno dopo giorno, frammento dopo frammento, Bertolini Berg ricostruisce un universo intimo e, paradossalmente, esprime un'introspezione al plurale:<conosci te stesso>, ma per conoscere gli altri, per renderli partecipi della metamorfosi biologica atto  tra le tue idee  e le tue mani.Comunque un'ambiguita' in perenne divenire,la cui definizione puo' essere ravvisata solo nella dimensione astratta della musica o della matematica.Vale a dre in quella lirica percezione collettiva della Natura quale Eden originario e,allo stesso tempo, come allusione all'<Horts conclusus> di una onirica cattedrale vista n attimo prima della dissolvenza nel risveglio.

Maurizio Marini. Roma 2001


SIMBOLOGIA PER UNA FUGA

Superato il concetto di estetica e assunta una sorta di estetica del concetto,Giuseppe Bertolini Berg e'risalito al tempo in cui i sentieri irriflessi dell'intuizione artistica s incrociano con quelli riflessi e sistematici di Jung e Levi-Strauss.E' il tempo del <pensiero selvaggio>e delle indistinzioni:la fase
aurorale della storia, remota ma ancora in qualche misura attuale in quanto astorica,nella quale l'oggetto fonde funzionalita'magia e arte,il soggettivo si confonde con l'oggettivo,il pensiero si trasfonde nell'atto che ne diventa simultaneamente l'omologo.E' il tempo dell'uomo propriamente definibile <animale simbolico> ,delle attivita' che realmente potevano dirsi sempre e comunque simboliche,dei simboli che, autogenerandosi, nascondevano il significato(e forse lo precedevano).

Con le sue aggregazioni ,coi suoi Bricolages fluidamente orditi quanto oscuri, Bertlini berg si riconduce a questa forma oiginaria di simbolismo:in luogo dei simboli intesi nell'accezione corrente,caratterizzati da sintesi separazione del referente e codificazione,congegna costrutti materiali che vanno al di la' di una visualizzazione:sono lo svolgimento esterno(e forse contemporaneo) di un processo interiore, rispetto al quale dunque risultano indistinguibili,affermano un'identita': il simbolo e' oscuro e inconsapevole(oscuro perche' inconsapevole)come il processo interiore si articola in fasi e snodi. Per un'associazione immediata-che forse e'qualcosa di piu'di un'associazione-vediamo in Bertolini Berg l'alchimista che espone tentate apparecchiature per un esperimento in fieri;o uno sciamano che inventa una configurazione di pietre insieme con una storia tesa a propiziare analogicamente una guarigione o una nascita.

Siamo in ogni caso nel campo prelogico,e va sottolineato,poiche' occorre tenerne conto nel cedere all'atto ingenuo ma insopprimibile dell'interpretazione,tendente a riportarci nei confini della logica e della perspicuita'.Il senso-e Bertolini Berg ci preavverte con frequenti <senza titolo> e titoli essenzializzanti-sta in quel fondo celato che oggi si chiama inconscio e che in origine costituiva l'intera psicologia;la' dove sopravvive lo stupore per la diversita'e la duttilita'dei metalli;il sentimento, prescientifico, d'un regno ierte all'apparenza,ma governato da simpatie e antipatie e ordinato da un gradiente di nobilta'e purezza culminante nell'elemento di massima virtu';l'inferenza che tale ordine progressivo,ottenibile anche per trasmutazione, informi,in forza del'unita'del tutto,nella stessa misura le sfere del corpo e della mente e,in generale,che i processi sperimentabili negli elementi siano propri anche dell'uomo;la percezione impregiudicata e primaria del vuoto e del pieno,del femminile e del maschile.Non e' ermeneutica;e'una lettura naturale regressiva del reale.

Andare oltre sarebbe congetturale un denotatum estraneo al significante, tutt'al piu' e'consentito un compendio in termini<colti>:le composizioni di Bertolini Berg recano in superficie,nell'esecuzione fine e sorvegliata,l'ultimo riverbero di un'estetica normata;ma rappresentano progettualmente un<ritorno alla natura>radicale, direi viscerale, una fuga verso il basso per trovare l'alto,la quale,pur adombrando un riflesso del macchinismo-di cui si da una versione arcadica,comunque e'nell'essenza e negli intenti una reazione al carattere angosciante derealizzante della civilta'in corso.

Mario Bologna--1995.


LE INCISIONI SONO PENETRANTI ED ESSENZIALI,CON CARATTERISTICHE MATISSIANE CHE COLPISCONO PER UNA LONTANA PARENTELA CON UN INTELLETTUALISMO OCCIDENTALEGGIANTE ANCORA VIVO IN MOLTI ARTISTI, ANCHE DELLA CULTURA ATTUALE.VI PREVALE UN SENTIMENTO DI CONTENUTO ROMANTICISMO, CON UNA LEGGERA INTONAZIONE ESPRESSIONISTICA CHE HA UNA CONSIDEREVOLE NOTA DI UMANITA' NELLA CONTENUTA RAPPRESENTAZIONE DELLE IMMAGINI, ALLUSIVE DI QUALCOSA D'ALTRO DI QUANTO NON E' RAPPRESENTATIVO NEL MODELLO FISSATO DAL DISEGNO.IN DEFINITIVA QUESTI DISEGNI VANNO AL DI LA DEL REALISMOCHE,IN APPARENZA GUIDA LA MANO DELL'ARTISTA, MA LA TRASCENDE GIUSTO CON QUELLE NOTE ESPRESSIONISTICHE E,CALDAMENTE POETICHE PERCHE' ALLUSIVE DI UN MONDO EXTRATERRENO,SUPREMATISTICO CHE IDEALIZZA I SOGGETTI.

ROMA- 1981
PROF.ARCH. GIUSEPPE SAMONA'


Viaggi nei paesaggi del colore

Giuseppe Bertolini Berg ha intrapreso,nella sua pittura degli ultimi anni,una serie di viaggi di esplorazione in diversi paesaggi del colore.Mentre prima aveva assaporato i toni pastello nordici ed esplorato la possibile plastica nell'espressione pittorica,i colori degli ultimi anni si son fatti piu' chiari e sono emersi in forme piu' definite.Il colore ha preso sempre piu' forma.Nella pittura dell'ultimo anno si fanno mano a mano piu' evidenti i colori chiari tra strati di bianco e toni delicati.Le forme si moltiplicano e diventano anche piu' distinte. Nel passaggio dallo scultoreo al pittorico Bertolini Berg ha ora raggiunto un paesaggio del colore dall'aspetto fondamentalmente diverso dai suoi paesaggi piu' scultorei precedenti. Nei suoi quadri appare oggi una ricerca sullo specifico del colore,e sugli effetti visivi del colore,che la distingue dalla sua ricerca precedente sugli effetti scultorei del colore.

Quello che vediamo oggi della pittura di Bertolini Berg e' un percorso in direzione di una presenza sempre piu' intensa e distinta del colore.La sua precedente netta testura di colore si e' anche levigata fino a raggiungere sfumature tonali sempre piu' sottili, che mettono ancora piu' in risalto il colore.In un ambiente caratterizzato da molti riferimenti culturalpopolari in pittura, le ricerche modernistiche del colore e della forma del colore di Bertolini Berg propongono una conoscenza affermativa e ricca di insegnamenti,una conoscenza che,nelle ultime opere,e' passata al rosso chiaro e al blu.Questi colori forti suscitano la mia curiosita' sui suoi percorsi futuri.

Stoccolma-Marzo 2008
Katja Lindqvist



La sua pittura si riceve come un dono che rende percepibile,nel momento stesso in cui viene offerto,il vuoto che e' venuto a colmare.E' una pittura che nutre e sazia i sensi, ma che solletica e sollecita al tempo stesso la mente,come una proposta sempre rinnovata.
Da un'opera all'altra variano le scale cromatiche e la qualita' della luce,mutano la densita' e l'intensita' del colore,si profilano cavita', fenditure e volumi sempre diversi,ma costante e la ricerca di un'espressione che dia profondita' e risonanza alle forme e al senso del nostro terreno vivere.Lo spazio della tela,talvolta saturo e agitato dall'emergere di forme offerte a piene mani,si distende altrove in superfici piu' libere dove,su sfondi opachi,pennelate di colore vivo vengono a dare vita a forme ora fluttuanti,ora saldamente ancorate al centro della tela.Ricorrente e di forte pregnanza simbolica e' il motivo dello schiudersi come di labbra,il cui muto e misterioso invito parla di cavita' palpitanti che portano in germe una promessa.Lo sguardo risponde all'invito;la pittura di Bertolini Berg esercita allora un suo potere quasi ipnotico. Ogni fora, ogni movimento, ogni suggestione cromatica dela sua opera partecipa al progetto di esprimere una totalita',di rendere conto di un universo interiore. Ogni sua tela coglie l'istante di un avvenimento,esplora una dimensione del,vivere presenta una superficie mentre mostra la via verso la profondita'.Cogliere l'invito della pittura di Giuseppe Bertolini Berg significa risalire alla percezione forte che ne e' all'origine.Proposta con umilta', la sua opera nasce da un imperativo di autenticita' che e' la condizione della sua natura necessaria e vitale.

Lund, Maggio 2008
Carla Cariboni Killander


Si puo' dipingere trasferendo sulla tela le immagini che la realta'(umana,naturale)ci offre restando ad esse piu' o meno fedeli,si puo' dipingere trasformando attivamente in "impressioni" la passiva ricezione di forme e di colori,si puo',infine,accentuare la partecipazione attiva e creativa dell'artista attraverso la gestualita' pura o l'immaginazione libera di figure sottratte alla loro correttezza formale ed anatomica ed e' l'espressionismo.Dando a questo ultimo termine una valenza concettuale di tipo "trasversale" non legandolo,cioe',come pure e' consuetudine piuttosto inveterata, ad un preciso movimento pittorico localizzato e datato(Germania,tra le due guerre) si puo' dire che Giuseppe Bertolini Berg, con il suo bagaglio artistico di disperata protesta e di tumultuosa rivolta della coscienza, sia pittore (e scultore) decisamente e compiutamente espressionista. "Espessionismo informale" (per distinguerlo all'Action Painting, definita da taluni "Espressionismo astratto" e che pure alcuni dipinti ell'A, ricordano), quello di Bertolini Berg che s'immerge nella realta', rifiutandosi di limitarsi a guardarla dall'esterno ed intende viverla drammaticamente e violentemente dall'interno.L'Artista rifiuta la secolare tradizione dell'organicita' e del naturalismo dell'arte,esaspera e drammatizza l'irrealismo e con la sua pittura possente,corposa e decisa da' forma alla sua inquietudine che nasce dalla sofferta consapevolezza della profonda crisi dei valori che,nella nostra epoca di "globalizzazione" gioiosamente incalzante e di fame endemicamente diffusa, sembra investire senza possibilita' di scampo il nostro pianeta.

Luigi Mazzella.
Roma, 2002.